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Convegno sullo spreco alimentare al Polo Tecnologico di Pordenone

"Dalla riduzione degli sprechi alla legge Gadda 166/16: come le aziende della filiera alimentare possono recuperare gli scarti ed efficientare i processi". E' questo il tema del convegno, che durante la serata presenterà approfondimenti e buone pratiche per conoscere e scoprire come convertire gli sprechi in valore, a favore sia delle imprese che della comunità.

Convegno su come ridurre gli sprechi alimentari

Dalla riduzione degli sprechi alla legge Gadda 166/16: come le aziende della filiera alimentare possono recuperare gli scarti ed ‘efficientare’ i processi. Sarà questo il tema del convegno in programma per giovedì 18 ottobre dalle 17 al Polo Tecnologico di Pordenone tra approfondimenti e buone pratiche per conoscere e scoprire come convertire gli sprechi in valore, in una logica di sistema a favore di imprese e comunità. Forte del suo know how nella consulenza e formazione per le imprese, ErgonGroup, in collaborazione con Crédit Agricole FriulAdria, si fa promotore dell’evento per approfondire una questione quanto mai attuale e sempre più dibattuta.

ErgonGroup punta sull'innovazione sociale, la nuova frontiera dell’imprenditorialità

Ci siamo interrogati sul nostro ruolo a livello sociale nel territorio in cui operiamo - afferma Della Bianca - proprio in questo momento storico, dove per la prima volta dopo quasi un secolo la crescita della produttività e dei posti di lavoro non hanno più curve parallele e dove l'intelligenza artificiale rischia di mandare a casa molte persone.

La nostra scelta - sottolinea - è rimanere sempre vicini alle imprese per aiutarle a vincere la sfida del cambiamento attraverso servizi di consulenza che mettano assieme tecnologie, competenze ma anche valori e nuovi modi di fare impresa.

Innovazione sociale

In questi ultimi anni, il concetto di innovazione sociale si è imposto come tema centrale all’interno delle strategie comunitarie quale strumento per far fronte all’attuale crisi finanziaria, economica e sociale. L’innovazione sociale infatti può costituire una leva per pensare e valorizzare nuovi prodotti, servizi e modelli in grado di rispondere ai bisogni della società in modo più efficace delle alternative esistenti e che, allo stesso tempo, siano in grado di creare nuove relazioni e collaborazioni. Fare innovazione sociale significa chiedersi qual è l’impatto sulla collettività di ciò che facciamo e di come lo facciamo.

Innovazione sociale: fare impresa passa da qui

Fare innovazione sociale significa chiedersi qual è l'impatto sulla collettività di ciò che facciamo e come lo facciamo. Il suo sviluppo avviene attraverso un cambiamento culturale che produce nuove norme sociali.
Non c'è progresso senza una crescita armonica tra tecnologia e cultura. Per questo, e per lo sviluppo repentino della tecnologia, oggi si parla sempre più di innovazione sociale.

La digitalizzazione: il carburante per la crescita del Business

Diffidenza al cambiamento, competenze digitali poco sviluppate e disorientamento dinanzi alle innumerevoli possibilità offerte dalla tecnologia: queste sono alcune motivazioni del lento progresso della digitalizzazione in Italia. Le imprese infatti, nonostante abbiano a disposizione i mezzi e le tecnologie sufficienti per un cambiamento significativo, sembrano non riuscire a stare al passo con i tempi.

Project management e lean production: efficienza 4.0

Cosa si intende per project management?
“Si tratta di una metodologia operativa che ha la funzione di ridurre i tempi di reazione di un’azienda verso un progetto di commessa o di innovazione o di consulenza di un cliente, in particolare focalizzandosi su riduzione dei tempi, contenimento dei costi e miglioramento della qualità di progetto – spiega il project manager Gabriele Olivo, responsabile area Organizzazione Aziendale e Lean – Un triplo vincolo che ha la precisa funzione di creare tra cliente e fornitore una relazione sinergica e risolutiva rispetto agli obiettivi di progetto”.

A misura di mamma

Il tempo e la qualità della vita sono le risorse più preziose, specialmente per chi lavora molto. E’ questo l’approccio spontaneo in tema di welfare aziendale a sostegno dei propri dipendenti da parte di ErgonGroup. Questa importante realtà di riferimento nel centro e nord Italia nell’ambito della formazione finanziata e consulenza manageriale, presente anche in Friuli dove a Udine ha appena inaugurato una nuova sede, vuole distinguersi per l’adozione di iniziative concrete soprattutto a favore delle donne e il futuro delle famiglie.

Welfare in azienda

Flessibilità. Part time. Telelavoro. Tutor aziendale. Sono questi gli strumenti che rendono possibile alle donne che hanno da poco avuto un bambino di rientrare velocemente al lavoro. Questi strumenti però nel nostro paese sono ancora troppo poco accessibili e, dati Istat alla mano, una donna su tre è costretta a interrompere la propria carriera dopo il parto. A fare la differenza sono le nuove politiche di welfare che alcune aziende stanno iniziando a sviluppare in modo del tutto spontaneo, come accade ad esempio in una società attiva nella formazione e nella consulenza per le imprese del Nord e Centro Italia.

Il futuro è già qui: digitalizzazione e Industria 4.0

Quasi 10 miliardi le ore di lavoro perse in un anno in attività a scarso valore aggiunto: un dato significativo quanto allarmante. Come correre ai ripari, evitando simili perdite di tempo e denaro? Abbandonando procedure caotiche e spesso superate, per riprogettare e gestire in modo integrato e collaborativo i processi interni ed esterni. Le possibilità di miglioramento legate a un’adozione strategica, pervasiva e integrata delle ICT rappresentano una grande opportunità per affrontare con maggiore consapevolezza le evoluzioni e i potenziali rischi del futuro.

Internazionalizzazione e finanziamenti

Con la precisa intenzione di supportare l’industria veneta sul mercato globale, giovedì 16/11 dalle 16 presso AC Hotel-Padova si terrà il workshop “Internazionalizzazione e finanziamenti: opportunità per il Triveneto che vuole crescere”. Organizzato da Tecum Srl, società della Holding ErgonGroup, l’evento è finanziato dalla Regione del Veneto a valere sul bando “L’impresa futura tra internazionalizzazione e innovazione” Fse Dgr 1284. Il workshop verrà replicato giovedì 23/11 a San Giorgio di Nogaro (Ud).

Come migliorare le performance aziendali: project management, continuous improvement o lean process?

Efficienti ed efficaci, oppure efficienti ma ingessati? In un contesto socioeconomico in cui “non c’è tempo da perdere”, la riduzione del time to market (TTM) è il nuovo must. Attraverso la lotta allo spreco, la riduzione del time to market, espressione che indica il tempo intercorso fra l’ideazione di un prodotto e la sua effettiva commercializzazione, emerge quale obiettivo chiave del nuovo approccio al miglioramento continuo, o continuous improvement. In uno scenario fortemente competitivo in cui la gestione del tempo rappresenta un decisivo fattore di successo, la riduzione del TTM diventa uno dei principali focus del lean project management: quanto più è elevata la tempestività con cui l’impresa riesce a tradurre ciò che è a valore per il cliente, tanto maggiore sarà il vantaggio competitivo aziendale.

Internazionalizzazione d’impresa: la situazione italiana

L’economia italiana è in ripresa, sostenuta da un leggero recupero dei consumi e investimenti: dal Rapporto Ice 2016-2017, i dati del commercio estero italiano relativi al primo trimestre del 2017 risultano migliori del previsto e migliori anche rispetto allo stesso periodo del 2016, con una crescita stimata per l’intero 2017 vicina all’1%. Negli ultimi anni il grado di apertura esterna dell’economia italiana, ridotto dall’impatto della grande crisi iniziata nel 2008, è tornato ad aumentare, nonostante l’espansione italiana risulti ancora inferiore alla media dell’Eurozona e il divario da colmare per tornare ai livelli di attività degli anni precedenti alla crisi resti ancora ampio, con una crescita che è inferiore al potenziale.

L’altra faccia del No-profit: limitazione della concorrenza e riduzione della qualità

Il sistema della formazione in Friuli Venezia Giulia, rispetto ad altre regioni del Centro-Nord Italia, presenta un bug che rallenta in modo non indifferente la crescita tanto degli Enti formativi quanto delle aziende del Territorio: l’obbligo per le società accreditate alla formazione di essere no-profit. Questa condizione, imputabile ad un residuo legislativo, diventa particolarmente evidente se confrontiamo la situazione friulana con quella di regioni quali Veneto e Lombardia, dove le norme che regolano l’accesso al mercato incentivano le aziende, al contrario, a creare valore attraverso la formazione dei propri dipendenti.

Il principale problema degli imprenditori? Una sorpresa arriva da uno studio europeo

“Il prodotto costa sempre di più. La normativa blocca. Le banche non danno contributi”. Se anche secondo voi questi sono i principali ed unici ostacoli alla competitività delle imprese, il recente sondaggio della Banca Centrale Europea vi stupirà! Secondo lo studio svolto nel 2016, infatti, il problema prioritario delle imprese a livello europeo non si colloca nel contesto normativo o finanziario, bensì nella crescente difficoltà di trovare clienti (ovviamente che paghino bene, subito e sempre di più).

Green Economy, sostenibilita’ e certificazioni ambientali: la CFP

Marchi efficaci ma anche sigle poco comprensibili che non supportano le imprese nel far conoscere i propri comportamenti virtuosi, né aiutano il consumatore a capire i prodotti che sta acquistando: questo il mondo delle certificazioni e dei marchi ambientali, che le aziende percepiscono troppo spesso esclusivamente come il prezzo da pagare per auspicarsi di entrare fra i fornitori di grandi imprese, o nel mercato degli acquisti green. Vi è quindi la necessità di mettere ordine nel composito mondo delle certificazioni, affinché queste possano fungere effettivamente da strumenti utili per la competitività aziendale.

La formazione continua quale chiave di sviluppo economico e sociale

Negli ultimi anni si va sempre più configurando in tutti i Paesi europei come vera e propria emergenza il fenomeno dei NEET-Not (engaged) in Education, Employment and Training: un’indagine sociologica realizzata dall’ISFOL su un campione di 1014 giovani, nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, ha rilevato come 715 di questi si trovassero in condizione di inattività. Per riuscire a rendere l’Europa un sistema economico e sociale integrato in grado di coniugare competitività ed equità sociale è centrale il ruolo delle attività e dei percorsi di educazione e formazione che i singoli stati membri saranno in grado di varare, sulla base delle raccomandazioni dell’Agenda 2020.

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